© 2018 by RAMPIN FRANCESCO‚Äč

  • Bianco Google Places Icona
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • White Vimeo Icon
  • White LinkedIn Icon
  • White Twitter Icon
  • White Pinterest Icon
  • White YouTube Icon
  • Bianco Google+ Icon

Francesco Rampin è nato a Casalserugo (PD) nel 1948, dove vive e lavora.

Autodidatta, insegnante, proviene da studi tecnici. Nel 1975 partecipa alla X Quadriennale d’Arte di Roma selezionato da G.Carlo Argan e l’anno successivo viene premiato al Concorso Nazionale di pittura e scultura “Città del Palladio” a Vicenza.

Nel 1982 viene premiato alla Biennale d’Arte R.Ferruzzi di Torreglia, nel 1986 al Concorso Nazionale di pittura Giovan Battista Cromer ad Agna.

Nel 1992 presenta all’Arte Fiera di Bologna l’opera Invocazioni, realizzata con lunghe aste rivolte al cielo. Nello stesso anno partecipa al X Simposio Internazionale di Scultura di Fanano. Seguono numerose mostre collettive e personali.

Nel 2003 allestisce una personale di scultura presso la Sala Samonà della Banca d’Italia a Padova, a cura dell’Assessorato alla Cultura della città.

Rampin nasce pittore, rivolgendo la sua attenzione al rapporto tra uomo e natura con un tipo di pittura vicino all’Espressionismo astratto. Successivamente si volge alla scultura, indagando il rapporto tra uomo e ambiente circostante e mettendo in evidenza il disagio esistenziale collettivo nella società della globalizzazione. Le sculture dell’artista, che Virginia Baradel ha definito “fossili di luce”, catturano e imprigionano la luce che si posa sulle punte aguzze e sulle morbide onde della superficie.

Rampin utilizza il legno ´lavorato` dalla natura e la materia ruvida del porfido naturalmente scheggiato che viene ´spruzzata` di colore con tinte antinaturalistiche, in modo da conferire alla scultura una lucentezza smerigliata e metallizzata. In altre opere il legno e il marmo si compenetrano, si ´feriscono`, si toccano sensualmente o sono in equilibrio, come in Giocoliere dell’universo e in Giocoliere del Mare. Nel suo Albero della Vita le grandi foglie sono ancorate ai rami da esilissimi fili, facendo acquistare alla composizione una leggerezza e poeticità non comuni.

Nell’Omaggio alla Croce, l’albero, simbolo del sacrificio cristiano, diventa presagio per la natura violentata.

Nel 2007 l’artista inaugura una personale di scultura presso la Sala Ospiti del Museo Magi di G.Bargellini a Pieve di Cento (BO), a cura di Franco Batacchi.

Nel 2010 viene inserito nel Catalogo degli Scultori, Edizioni Mondadori, diretto dal Prof. Paolo Levi.

L’etologo Prof. Giorgio Celli dedica a Francesco Rampin una poesia intitolata Elogio del porfido.

 

Joan

Francesco Rampin was born in Casalserugo (PD) in 1948, where he lives and works now. He is a self-taught person and a teacher; his education comes from technical studies. In 1975 he partecipates to the X Quadriennale d’Arte of Roma-he is selected by G. Carlo Argan-and the following year he receives a special award at the National Competition in painting and sculpture-“Città del Palladio”, in Vicenza.

In 1982 he receives a special award at the Biennale d’Arte R. Ferruzzi in Torreglia, in 1986 he obtains again an honourable mention at the National Competition in painting “Giovan Battista Cromer” in Agna.

In 1992 he presents the work Invocations at the Fair Art of Bologna; it is composed by long staffs turned to the sky. In the same year he partecipates to the X International Symposium of Sculpture in Fanano. Then several group and solo exhibitions follow.

In 2003 he prepares a sculpture solo exhibition in Sala Samonà, inside the Bank of Italy in Padova, with the support of the Councillor’s office for Culture of the city.

Rampin begins as a painter; he focuses his attention on the relationship between man and nature using a way of painting close to abstract Expressionism. Later he turns to sculpture: here he investigates the relationship betweeen man and the surrounding environment; with this aim, he tries to underline the existential common trouble inside the society of the globalization. The artist’s sculptures catch and imprison the light which settles on the sharp points and on the soft waves of the surface; for this reason, Virginia Baradel defines Rampin’s sculptures as “fossils of light”.

Rampin uses pieces of wood ´worked` by the atmospheric processes and the rough matter of porphyry naturally splintered. The latter is ´sprinkled` by colour employing artificial nuances so that they can give a frosted and metallized brilliance to the sculpture. In other works wood and marble interpenetrate and ´wound` each other, they touch one another in a sensual way or they stay in a sort of balance, as in Juggler of the universe and Juggler of the Sea. In his Tree of Life, the big leaves are secured by very thin threads to the branches; in this way, the composition acquires an uncommon lightness and poeticalness. In the work Homage to the Cross, the tree-a symbol for the Christian sacrifice-becomes a presage for the raped nature.

In 2007 the artist opens a sculpture solo exhibition in Sala Ospiti, inside the Museo Magi di G. Bargellini, in Pieve di Cento (BO), with the support of Franco Batacchi.

In 2010 his name appears among the other ones inside the Catalogo degli Scultori, Mondadori edition, directed by Prof. Paolo Levi.

The ethologist Prof. Giorgio Celli dedicates a poem titled Praise to porphyry to Francesco Rampin.

 

Joan

Francesco Rampin